MEDIAZIONE LINGUISTICA 

Sospensione delle immatricolazioni a Mediazione triennale

Nelle ultime settimane è stata discussa e approvata la sospensione delle immatricolazioni alla triennale di Mediazione per il prossimo anno accademico. La proposta è stata avanzata dal Collegio Didattico del corso.

Questa proposta è un’extrema ratio che il corso di laurea propone di adottare a fronte di una situazione che è al collasso. Come è noto nel 2019 l’Unione degli Studenti ha presentato un ricorso al TAR che ha stabilito l’inammissibilità del numero programmato al corso di mediazione della statale. La commissione giudicante non ha infatti ritenuto idonei i laboratori offerti dal nostro corso di laurea poiché non sufficientemente “professionalizzanti”, caratteristica prevista dalla normativa applicabile come condizione necessaria per l’introduzione del numero chiuso. Da allora, nei successivi tre anni accademici, il numero di immatricolati è triplicato rispetto a prima, sia per la qualità della didattica, sia perché si è ritrovato, suo malgrado, ad essere l’unico corso di Mediazione in tutta la regione a non avere il numero programmato.

La situazione è andata via via peggiorando, sia per la mancanza di spazi, che è diventata drammatica, sia per la qualità della didattica che, soprattutto per i corsi di lingua, richiede un numero di studenti per corso molto contenuto.

Negli anni trascorsi, il Collegio didattico di riferimento ha tentato di arginare il problema, introducendo test non selettivi da svolgersi in presenza e abbinamenti obbligatori tra le lingue, misura molto criticabile e adottata in modo molto sofferto dagli stessi docenti, che si sono visti obbligati a dover abbassare la qualità e le possibilità del corso per tentare di tamponare la situazione. Questi provvedimenti, uniti ai vari tentativi di reclutamento massiccio del personale docente  andati a vuoto per mancanza di personale qualificato disponibile nel panorama italiano, non sono però riusciti a migliorare la situazione.

Data quindi una tale realtà dei fatti, si è allora proposto di sospendere per un anno il corso di laurea, in modo da poter dare respiro a quella comunità e di avere un anno di tregua (pur sempre parziale, quei 6000 studenti della triennale sono ancora tutti lì) in modo da poter organizzare un cambio di ordinamento del corso e così reintrodurre il numero programmato.

Non possiamo esimerci dal notare che questa misura vada inserita in un contesto più ampio per poter comprenderne il senso. Negli ultimi decenni si è interpretato il diritto allo studio, sancito in Costituzione, come il diritto per tutti a conseguire i titoli di studio dei gradi più alti e, per fare in modo che ciò accadesse, si sono adottate leggi come quella sul numero programmato che ha creato questa situazione. Il caso di Mediazione evidenzia il fatto che questa lettura non possa prescindere da un confronto con i bisogni della didattica. Per potersi formare veramente sono infatti necessari spazi per le lezioni, per i laboratori, per lo studio, e docenti in numero adeguato alla disciplina che si vuole insegnare. Se questi non sono disponibili si rischia di fornire agli stessi studenti una preparazione inadeguata. 

Crediamo quindi che quello di Mediazione vada letto come un grido d’aiuto di un sistema al collasso, al quale si deve rispondere con finanziamenti e riforme legislative adeguate alla realtà dell’università. È per questo motivo che, in tutte le sedi in cui la misura è stata discussa, non abbiamo mancato di chiedere al Rettore di farsi parte attiva nel richiedere una revisione della normativa sui corsi a numero chiuso.