Emergenza DSU in Lombardia

Anche quest’anno, com’era già emerso a Luglio in sede di assestamento del bilancio, Regione Lombardia ha comunicato che, a fronte della diminuzione del FIS, ossia il fondo che permette l’erogazione delle borse di studio, non sarà in grado di coprire tutti gli idonei, arrivando a una copertura dell’85%. Di conseguenza, in varie università lombarde è concreto e tangibile il rischio che molti studenti idonei non possano beneficiare del sussidio a cui avrebbero diritto.  

Premettiamo che il nostro consigliere di Amministrazione @Guglielmo Mina, sia in Commissione Tasse che durante la seduta del Consiglio di Amministrazione di ieri ha appurato che la Statale avesse stanziato già i fondi necessari per coprire le borse di studio che Regione non riuscirà a finanziare. La disponibilità, sia morale che finanziaria, della Statale a coprire le mancanze di Regione Lombardia e dello Stato è ormai da qualche anno ciò che garantisce la piena attuazione del diritto allo studio nel nostro Ateneo, e tale comportamento si può ritrovare anche nella maggior parte degli atenei lombardi.

 

Una delegazione di nostri rappresentanti, presenti nei maggiori atenei lombardi, si è recata negli uffici di Regione Lombardia per discutere della situazione del DSU (Diritto allo Studio) e per fare chiarezza sull’entità effettiva della problematica.

Da tale incontro rileviamo che le criticità che conducono ad una situazione precaria (come è quella attuale) sono molteplici.

Innanzitutto è problematico il nuovo criterio di riparto del FIS (Fondo Integrativo Statale) previsto dal D.I. 798 dell’11 ottobre 2016. Come abbiamo sempre detto, sebbene sia stato positivo improntare il criterio di riparto sul fabbisogno finanziario delle regioni e preso atto dei passi in avanti che sono stati fatti, è innegabile che nel decreto siano presenti numerose imprecisioni. Se infatti il fabbisogno emerge come unico criterio di riparto, i fattori che lo determinano suscitano alcune perplessità.

  1. Il numero di studenti idonei moltiplicato per l’importo minimo della borsa di studio sembra essere un buon parametro ma, come già espresso dal CNSU, non si comprende per quale motivo se ne tenga conto per un valore medio delle tre annualità precedenti invece che per il numero effettivo del solo ultimo anno accademico come sarebbe più logico e realistico fare.
  2. In secondo luogo, giustamente si dà rilevanza agli studenti Erasmus idonei alla borsa di studio ma nuovamente non si capisce la ragione per cui, invece che affidarsi al numero effettivo di idonei che hanno soggiornato all’estero nell’anno precedente, si fa riferimento ad una stima (assolutamente inspiegabile) forfettaria del 4% della media degli idonei totali.
  3. Il fattore riguardante gli alloggi tiene in considerazione solamente il numero di studenti idonei che risiedono nei collegi universitari e non il numero totale di posti alloggio messi a disposizione dalla Regione.
  4. Infine non si capisce, anche perché non effettivamente previsto dal decreto, in che misura e con quale peso ogni singolo fattore incida sul riparto generale.

 

Auspichiamo pertanto che il Ministero apra al più presto un tavolo tecnico per poter modificare il decreto nell’ottica di ridiscutere e ripensare questi criteri. Perché il lavoro sia il più possibile fruttuoso e rispondente alle reali esigenze del mondo accademico è assolutamente necessario che in tale contesto siano coinvolte tutte le parti in causa: studenti, Stato, Regioni e Università.

 

Ma è necessario tuttavia sottolineare anche che le difficoltà che vive il diritto allo studio in Lombardia, e in tante altre regioni d’Italia, non sono riducibili esclusivamente alle problematicità dei criteri di riparto del FIS. È sotto gli occhi di tutti che, nonostante l’espressa previsione normativa (d.lgs 68/2012), regione Lombardia non abbia effettivamente mai stanziato risorse proprie sulle borse in misura pari al 40% di quanto riceveva in Fis dallo Stato. Si è puntualmente accontentata di coprire le borse di studio con i fondi provenienti dalla tassa regionale per il diritto allo studio pagate da tutti gli studenti lombardi, anche gli idonei stessi.

Solo per fare un esempio: l’anno scorso Regione ha compiuto (a suo dire) un ingente sforzo investendo circa € 3,4 milioni di risorse proprie nelle borse di studio, dopo un estenuante pressione esercitata sui dirigenti e consiglieri da parte dei nostri rappresentanti. Una somma del genere tuttavia non è nemmeno pari al 20% di quanto le era stato erogato in termini di FIS. Per cui, effettivamente, la Regione non ha investito nemmeno la metà di quanto la legge le imponeva di stanziare.

 

Chiediamo quindi che, oltre ad un ripensamento del decreto, sia applicata, in ogni suo aspetto, la normativa già in vigore. Così facendo, e soltanto in questo caso, Regione Lombardia dimostrerà realmente di essere interessate ai suoi studenti e alle sue Università.

Il Diritto allo Studio deve ritornare ad essere centrale nelle decisioni politico-economiche lombarde.

 

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