News dal CdA

Oggi, durante la seduta straordinaria del CdA, i consiglieri hanno votato per approvare i verbali e le delibere delle sedute di Luglio e Settembre, confermando così le decisioni prese in quella date.
Il Consiglio è stata anche l’occasione per poter fare il punto su Expo: come Lista Aperta Obiettivo Studenti abbiamo ribadito l’importanza di questo passo per l’università, che può avere esito positivo solo se il lavoro procede in dialogo con tutte le componenti della vita universitaria (studenti, professori e personale tecnico-amministrativo).

Qui sotto è possibile leggere l’intervento che il nostro Consigliere in CdA, Guglielmo Mina, ha fatto oggi durante la seduta: solo attraverso un lavoro di concerto fra tutte le parti si può “fare università”, per trasformare Expo in una possibilità concreta per la nostra Università, per la nostra città ma, soprattutto, per gli studenti.

In questo momento in cui la nostra università si trova ad affrontare un periodo di cambiamenti e di nuove sfide mi sento di richiamare questo consiglio a quella che avverto essere la responsabilità che ci chiede il ruolo che ricopriamo: e cioè di costruire insieme.

Costruire: cioè proseguire con ancor più cura ciò che già è stato cominciato. Ora, ritengo che l’espressione pratica di questo costruire, nel tempo che ci attende, è innanzitutto quella di considerare con estrema attenzione tutte le criticità che il progetto campus presenta, e che, non considerate, farebbero di un grande investimento, un grande fallimento.
Mi soffermo brevemente su alcune di queste criticità, che mi auguro saranno affrontate nei prossimi mesi con l’impegno che meritano.

Innanzitutto è estremamente necessario, affinché il progetto Campus non sia soltanto un trasferimento di persone e infrastrutture, considerare con attenzione lo scopo dell’università, e cioè quello di essere un luogo che genera scienza, che genera cultura. A mio avviso questo deve essere il criterio che orienterà tutte le scelte progettuali, le scelte di disposizione di spazi e strumentazioni. Expo dovrà essere un luogo che aiuterà chi vi andrà ad assolvere al compito di “fare università”. Ritengo inoltre che, affinché tutto questo sia possibile, è assolutamente necessario avviare un dialogo serrato con i docenti e gli studenti dei dipartimenti che dovranno trasferirsi, dialogo che in questi due anni è stato a volte eccessivamente trascurato.

Tuttavia occorre considerare con estrema attenzione tutti quei temi che sono condizioni necessarie, seppur non sufficienti, perché questo progetto scientifico si realizzi. Faccio riferimento a quel complesso di servizi di attenzione alla persona (studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, visitatori, cittadini) che dovranno essere sviluppati con efficienza in vista del nuovo campus. Innanzitutto, quindi, sto parlando delle infrastrutture per raggiungerlo: dovranno realizzarsi, in collaborazione con la città di Milano, quelle misure di agevolazione logistica ed economica che ad oggi hanno ancora la forma di propositi buoni ma astratti. Lo stesso vale per il quartiere che in parte abbandoneremo: è nell’interesse di tutti che, chi ha la possibilità, si coinvolga per farlo rinascere di nuovo.

Expo dovrà essere un Campus più vivibile delle strutture che lasceremo: la metratura disponibile sarà inferiore a quella attuale, dovremo rispondere quindi alla sfida di uno spazio minore ma meglio organizzato.
Sarà inoltre necessario verificare con estrema attenzione l’adeguatezza ai bisogni dell’ateneo dei servizi di cui si farà carico il concessionario privato, uno fra tutti il servizio di mensa e ristorazione.

Da ultimo, e solo per concludere quella che vuole essere una sintesi di un elenco che dovrà essere molto più lungo, occorrerà profondere un impegno consistente per assicurare un posto letto a tutti gli studenti fuori-sede che ne avranno il bisogno: sia mediante la messa a punto di nuove residenze universitarie, sia verificando che i soggetti privati sappiano offrire nelle zone limitrofe servizi adeguati e accessibili agli studenti che vi abiteranno. Quello delle residenze è un tema su cui l’università ha con Expo la possibilità di fare un passo atteso da tempo (su questo punto ringrazio il consigliere Tropenscovino per aver richiamo più volte la nostra attenzione).

La lista delle questioni da affrontare e su cui fare chiarezza spero si infittisca nell’intenso lavoro delle prossime settimane, che, ci tengo a sottolinearlo nuovamente, non potrà che essere portato avanti insieme, sia all’interno di questo organo, che nel coinvolgimento di tutti i livelli della nostra università; coinvolgimento di cui noi saremo, spero, i primi e più responsabili fautori.

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